La necessità di una svolta: lo sport italiano al bivio
Il panorama sportivo italiano si trova oggi di fronte a una sfida senza precedenti. Al centro di questo terremoto istituzionale c’è la figura di Giovanni Malagò, chiamato a gestire una fase di transizione che non riguarda solo i risultati sul campo, ma la sopravvivenza stessa dell’autonomia sportiva. Negli ultimi anni, il rapporto tra le istituzioni e il Comitato Olimpico Nazionale Italiano è stato segnato da tensioni profonde, derivanti da una visione spesso distorta del ruolo della politica nell’agonismo. È tempo di voltare pagina, di ricostruire sulle basi di ciò che è rimasto e di immaginare un futuro dove l’atleta torni a essere il fulcro di ogni decisione.
Il peso dell’ingerenza politica sulla governance sportiva
Per troppo tempo, la politica ha guardato al mondo dello sport non come a un patrimonio sociale da proteggere, ma come a uno spazio da occupare. L’errore di fondo è stato confondere il supporto necessario con il controllo totale. Invece di occuparsi dello sport, fornendo risorse e infrastrutture adeguate, molti attori istituzionali hanno preferito tentare di occupare lo sport, inserendo logiche spartitorie in un ecosistema che dovrebbe invece basarsi sul merito e sull’eccellenza. Questa dinamica ha creato quelle che oggi definiamo ‘macerie’: una frammentazione di competenze e una burocrazia asfissiante che rallentano la crescita dei nostri talenti.
Ripartire dalle basi: la missione di Giovanni Malagò
In questo scenario complesso, la riconferma o il proseguimento dell’azione di Malagò assume un significato simbolico e operativo fondamentale. Il Presidente del Coni è chiamato a un compito titanico: ripartire con una visione nuova, capace di mediare con il governo senza però rinunciare alla sacra indipendenza che la Carta Olimpica impone. La rinascita del Coni non può prescindere da una profonda riflessione su ciò che è andato storto. Non si tratta solo di vincere medaglie – ambito in cui l’Italia continua a eccellere – ma di garantire che la base, ovvero le federazioni sportive e le società dilettantistiche, possa operare in un clima di stabilità e certezza economica.
Un nuovo Coni dalle macerie del passato
Dalle macerie di una gestione spesso troppo politicizzata deve nascere un organismo snello, moderno e tecnocratico nel senso migliore del termine. Il nuovo Coni deve essere il garante dei valori olimpici e il coordinatore di una macchina che sappia valorizzare lo sport di base tanto quanto quello d’élite. La priorità assoluta deve essere la semplificazione dei rapporti tra gli enti: il dualismo tra il Coni e le società nate per gestire i fondi pubblici deve essere risolto con una gerarchia chiara, dove la competenza tecnica non venga mai subordinata alla convenienza elettorale. Solo così si potrà parlare di una vera riforma dello sport in Italia.
La sfida olimpica e il ruolo sociale dell’agonismo
Guardando al futuro, gli impegni internazionali, come le prossime Olimpiadi, rappresentano non solo un traguardo sportivo, ma un’opportunità di riscatto per l’intero sistema Paese. Lo sport è uno dei motori principali del Made in Italy e della nostra reputazione globale. Investire nel Coni significa investire nel benessere fisico della popolazione, nella coesione sociale e nell’identità nazionale. Un Coni forte e indipendente è in grado di dialogare con il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) da una posizione di autorevolezza, evitando che le beghe interne danneggino l’immagine dell’Italia all’estero.
Verso un modello di gestione innovativo
Il rilancio richiede anche un aggiornamento dei modelli di business sportivo. Le federazioni hanno bisogno di una trasformazione digitale e di una capacità di attrarre investimenti privati che vada oltre il semplice finanziamento pubblico. Malagò ha dimostrato nel tempo di saper tessere relazioni internazionali di alto livello; ora questa rete deve servire a proteggere lo sport dalle tempeste politiche interne. La trasparenza deve diventare il pilastro su cui poggia il nuovo corso, eliminando le zone d’ombra che negli ultimi anni hanno alimentato polemiche e ricorsi legali.
Conclusioni: un impegno per le generazioni future
In definitiva, la sfida che attende Giovanni Malagò e tutto il mondo dello sport italiano è quella di dimostrare che è possibile resistere alla tentazione della politica di fagocitare ogni ambito della vita civile. La libertà dello sport è un valore non negoziabile. Se sapremo ricostruire un Coni capace di rimettere al centro l’attività motoria, la formazione dei giovani e il sostegno alle eccellenze, allora queste ‘macerie’ saranno servite a gettare le fondamenta di un edificio più solido e duraturo. Lo sport merita di essere governato da chi lo ama e lo conosce, con una visione che guardi ai prossimi decenni e non solo alle prossime elezioni. Solo allora potremo dire di esserci davvero occupati del nostro patrimonio più prezioso.
