Sei punti su sei, qualificazione già in tasca con una giornata di anticipo. Gli Stati Uniti continuano a far sognare il proprio pubblico e, dopo aver travolto il Paraguay all’esordio, si tolgono anche lo sfizio di battere l’Australia con lo stesso copione: avversario che si complica la vita da solo, padroni di casa che ne approfittano senza pietà.
Come è andata
Senza Pulisic, rimasto in panchina per indisponibilità, gli uomini di Pochettino partono fortissimo e mettono subito sotto pressione la difesa australiana. Bastano undici minuti perché la partita si sblocchi, e lo fa quasi con lo stesso identico meccanismo visto contro il Paraguay: cross dalla destra, Burgess prova a intervenire sotto pressione e infila la propria porta. Un episodio che pesa, perché toglie subito morale ai Socceroos e dà ulteriore fiducia a una squadra già lanciata.
Gli Stati Uniti non si accontentano e continuano a spingere, sfiorando il raddoppio con McKennie e Balogun, ma il portiere australiano regge fino al 43′. È lì che arriva il colpo del ko: azione manovrata, palla che arriva a Freeman a pochi passi dalla porta, tap-in vincente confermato dal VAR dopo revisione. Due a zero all’intervallo, partita già indirizzata.
Nella ripresa gli USA gestiscono con un possesso palla che sfiora il 70%, senza mai concedere troppo. L’Australia prova a riaccendersi con Irankunda poco prima del cooling break, e l’ingresso di Volpato dà finalmente un po’ di brio e di coraggio alla squadra. Ma è troppo tardi: il muro a stelle e strisce regge fino alla fine, con un recupero lungo dovuto ai crampi accusati dall’arbitro Zwayer.
Cosa significa per gli USA
Finisce 2-0, e per gli Stati Uniti significa raggiungere quota sei punti dopo due partite. Un bottino che li mette già con un piede e mezzo agli ottavi di finale, ancora prima di disputare l’ultima gara del girone. Per una squadra che gioca in casa e davanti al proprio pubblico, è il modo migliore possibile per affrontare il resto del torneo.
